Non sempre il finale è tragico

Non sempre il finale è tragico

da | Gen 27, 2013

CALCIO CUORE Il medico biancorosso ricorda alcuni casi di arresto cardiaco correttamente trattati e conclusi felicemente. Non sempre il finale è tragico di GIULIO CLERICI. In questi giorni su giornali e alla tv si è molto discusso su come gestire l’emergenza sui campi di gara o in caso di arresto cardiaco in luogo pubblico.

Protocolli e linee guida sono chiari e semplici: il primo soccorritore si preoccupa innanzitutto di controllare e liberare le vie aeree (spesso gli atleti giocano con un paradenti o hanno protesi mobili, talvolta masticano il chewing gum), dopodiché, se il malcapitato è in stato di incoscienza e con polso assente, occorre iniziare subito il massaggio cardiacomanuale. Nel frattempo, se nelle vicinanze c’è la possibilità di disporre di un defibrillatore, questo dispositivo salva-vita dovràessere utilizzato nel più breve tempo possibile: ogni minuto di ritardo comporta una diminuzione di efficacia della procedura di circa il 10%. Analizziamo ora alcuni recenti episodi.

A Londra il calciatore Muamba si accascia privo di coscienza sul campo di gara: accorrono medico e fisioterapista che da subito iniziano le manovre di rianimazione con massaggio cardiaco e respirazione artificiale; arrivano dopo pochi minuti i paramedici in servizio allo stadio, applicano al torace i due elettrodi del defibrillatore e continuano le manovre di rianimazione per diverse decine di minuti, in mezzo al campo di gara, fino a quando le condizioni del giocatore sono stabili e il cuore ha di nuovo iniziato a battere. Solo a questo punto viene disposto il trasporto verso l’ospedale con una composta celerità.

Alcuni mesi fa al Campus, durante un allenamento un giovane cestista si accascia in campo in stato di incoscienza: subito il professor Romano Pagani e Luca Balzaretti, presente alla seduta, iniziano le manovre di rianimazione con massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca: è un giorno festivo, pertanto non ci sono né medici, né paramedici, né la disponibilità di un defibrillatore. Occorre attendere più di dieci minuti per l’arrivo di un’autoambulanza del 118 con defibrillatore, ma i due eroici soccorritori non smettono un secondo di praticare massaggio e respirazione mantenendo così le funzioni vitali dello sfortunato e giovane atleta (senza spostarlo), il quale vienecosì salvato e restituito alla vita e ai suoi cari.

Sempre al Campus, nel corso di una visita medico-sportiva, durante l’esecuzione del test da sforzo massimale, un giovane atleta va in arresto cardiaco e si accascia privo di conoscenza: accorre la cardiologa dottoressa Cecilia Saveri che inizia subito il massaggio cardiaco manuale, mentre il dottor Matteo Beltemacchi provvede a posizionare il defibrillatore: tali manovre permettono nel giro di tre o quattro minuti al massimo di tenere in vita l’atleta incosciente ed erogare la scarica del defibrillatore che riporta in vita l’atleta.

Tre storie a lieto fine, in cui la tempestività e la correttezza delle manovre hanno permesso in tre ambienti diversi di “resuscitare” un atleta morto improvvisamente.

A Pescara, purtroppo, s’è verificata una tragedia con uno spettacolo grottesco: un giocatore che porta la barella in campo, un’ambulanza che non è posizionata dove dovrebbe essere, e quindi rimane bloccata fuori dal campo di gioco, l’assenza di un defibrillatore a disposizione per il soccorso sul campo e, soprattutto, un trasporto troppo affrettato, senza aver prima stabilizzato le funzioni vitali dell’atleta e senza aver verificato la presenza o meno di attività elettrica del cuore tramite il defibrillatore che, ripeto, va usato nell’immediatezza e direttamente in campo, come è accaduto a Londra prima di iniziare il trasferimento in ospedale.

È un po’ come se trasportassi in ospedale un paziente con una grave emorragia senza avere prima provveduto a tamponare la ferita e a mettere un laccio alla radice della coscia: morirebbe inevitabilmente dissanguato.

A Varese, al “Franco Ossola” e al PalaWhirlpool, la professionalità e l’esperienza del personale della Croce Rossa e del 118 assicurano sempre l’assistenza fin dall’inizio del riscaldamento pre-gara, garantendo la presenza di personale addestrato e posizionato strategicamente con un defibrillatore certificato e pronto all’uso immediato, qualora richiesto. Il defibrillatore non è purtroppo in grado di “resuscitare” sempre chi va in arresto cardiaco e non tutto è curabile.

Ma la correttezza di una procedura permette di non avere rimpianti o rimorsi di coscienza per un comportamento superficiale o negligente.

*medico sociale del Varese 1910

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